mercoledì 4 maggio 2011

giustizia

giustizia è un concetto che l'umanità ha inventato per giustificare il proprio desiderio di vendetta, senza però alcuna intenzione di rispettarlo.

il senso della vita

il senso della vita è la vita stessa!

mercoledì 3 novembre 2010

3 domande banali ai selezionatori

  1. cercate persone con esperienza: come pensate che io possa farmela, questa esperienza, se non posso mai nemmeno cominciare?
  2. offrite un contratto di stage, e lo stage è per sua natura formativo: perché volete solo persone già "imparate"?
  3. cercate un profilo diverso dal mio: perché mi convocate per un colloquio?
la voglia di lavorare di imparare, e il desiderio di farlo bene, sembrano sempre più inutili...

lunedì 18 ottobre 2010

cercare lavoro nel 2010

sono di nuovo ai blocchi di partenza e aspetto lo sparo, che non arriva.
la preparazione, l'allenamento e il riscaldamento ci sono. io sono pronta e lo sparo non arriva. solo false partenze.

ho studiato: ho preso un titolo e ho frequentato bei corsi di approfondimento.
ho fatto sport: questo mi ha formato, mi ha anche fatto conoscere il mondo se vogliamo.
ho lavorato: ho fatto molte esperienze, in ambiti di ogni genere, e ho imparato tanto. ho conosciuto anche molte persone valide, che hanno saputo insegnarmi molte cose. ho fatto lavori seri, altri no. e con questi ultimi ho perso molto tempo.
ho fatto lavori seri anche con contratti brevi, non è impossibile.

la cosa curiosa poi è che tutti quelli che mi hanno pagato sono stati contentissimi del mio operato, della mia professionalità, del mio modo di gestire il lavoro e le relazioni; chi invece non mi ha nemmeno mai fatto un contratto ha voluto discutere della mia professionalità e della qualità del mio lavoro. chissà perché?!

a trovare scuse sono tutti molto bravi.


cercare lavoro, tra l'altro è molto facile: in rete ci posso passare intere giornate, a cercare. tra portali dedicati e siti di annunci ci perdo le ore. e mando anche tanti curricula.

ma trovarlo, questo lavoro, proprio non mi riesce!

ora che di esperienza ne ho fatta, voglio un lavoro in cui applicarmi, in cui impegnarmi e in cui poter stabilire degli obiettivi; un lavoro in cui crescere, in cui imparare e in cui poter mettere a frutto quello che ho imparato.

chiedo troppo?

intanto, farò la valigia:

Ma perché fare la valigia?
Sicuramente perché siamo stufi di una situazione di crisi economica e a volte anche sentimentale che proprio non va bene.
Sicuramente perché questa città ci propone molti più problemi che soluzioni!
Sicuramente perché vogliamo mettere in gioco le nostre responsabilità, le nostre certezze e anche un po’ noi stessi per come siamo abituati a vederci.
Nella speranza, neppure dichiarata, che l’ “altrove” possa rivelarsi non solo un luogo dove “vivere meglio”, ma anche, perché no, un luogo dove “essere migliori”.
Ma per una volta noi abbiamo deciso di non fuggire.
Di poter fare una valigia per non scappare e invece per trasformare noi stessi e il posto in cui viviamo.
Abbiamo capacità, abbiamo voglia, e siamo grandi ma anche giovani e per questo vogliamo andare via di casa prima dei trent’anni, vogliamo delle garanzie almeno per i nostri periodi di non lavoro e per i nostri periodi di studio, sì perché vogliamo studiare in una scuola e in un’università che ne valga la pena.
Non abbiamo più voglia di perdere il nostro tempo, di scaldare la sedia,
noi vogliamo essere pagati per il lavoro che facciamo.
Abbiamo voglia di partire, tornare e ripartire, ma non di essere costretti a farlo perché in questo paese non è più possibile vivere. (failavaligia.org)

e poi ci chiamano bamboccioni. come se non avessimo voglia di lavorare.

6 cose elementari che un imprenditore deve sapere

  1. tenere il personale in nero per sei mesi non è serio né professionale.
  2. se un dipendente* perde entusiasmo e fiducia quando non mantieni le tue promesse, non si discute la sua professionalità, ma la tua.
  3. se un dipendente ti chiede di rispettare i patti, non sta facendo i capricci: il contratto di lavoro è un diritto, non è un capriccio.
  4. impara a delegare quello che non è nelle tue competenze: anche se tu sei il padrone, ascolta chi ti spiega cose che non conosci. 
  5. evita di offendere i tuoi dipendenti, in particolare quando hanno ragione.
  6. impara a rispettare le scadenze.

Ps. il fake nel marketing è MALE. e anche nei rapporti con le persone.

* dipendente si intende in senso lato, visto che in assenza di contratto non sussiste alcuna dipendenza.

la lista merita sicuramente di essere completata: vi invito a farlo nei commenti!

giovedì 14 ottobre 2010

l'ascesa al mont gelé

è passato ormai tanto tempo, da quando noi piccoli temerari abbiamo affrontato l'ascesa al mont gelè: era il 26 di giugno 2010. però ho questo mezzo post salvato in bozza da mesi, e ora mi sembra giusto finirlo e pubblicarlo.

io credo che la montagna abbia due aspetti differenti: la montagna vista da sotto e la montagna vista da sopra.

quando guardi la montagna da sotto rimani affascinato: lei è così imponente e autoritaria, impenetrabile, inesplorata e molto lontana.

quando invece la guardi da sopra, beh allora è tutta un'altra storia: quella montagna non è più così lontana, anzi è vicinissima. è vicina e la stai esplorando, hai la sua mole sotto i piedi, la sua roccia tra le mani; condividi il suo cielo, respiri la sua aria (poca, ad una certa quota); lei ti accoglie e ti eleva sul mondo per fartelo vedere, per allargare la tua visione, per fartene possedere un pochino.
(e così ti accorgi anche di quanto sia accartocciata la nostra terra)

il passaggio tra il sotto e il sopra è un'esperienza quasi mistica: non solo per la fatica della salita, non solo per l'incanto di alcune visioni, non solo per il verde dei prati, non solo per i colori dei fiori, non solo per la vitalità dei torrenti, non solo per gli odori selvatici che respiri, non solo...

è la fusione che fa la differenza: tu entri in lei e lei ti accoglie. e vedi il mondo diversamente, ti si apre una nuova dimensione, ti si spalanca il cuore e ti rendi conto di quanto il mondo sia bello.

l'iniziazione a questa esperienza mistica è stata per me l'ascesa al Mont Gelé.

da tempo meditavo una passeggiata in montagna, come una fuga, verso l'alto.
così ho accettato subito l'invito di marco, il quale deve aver colto il mio entusiasmo e ha deciso di propormi qualcosa di più della prevista passeggiata.
la perplessità sulle mie condizioni fisiche e sulla mia scarsa esperienza è stata sostituita presto da motivazione e determinazione: era giunto il momento di andare oltre.
il gruppo dei partecipanti (più o meno perplessi, più o meno esperti) si è costituito nella settimana precedente alla partenza: cristina ha rinunciato per motivi personali e si sono invece aggiunti stefano, simona e viola.

ci siamo trovati all'ingresso della valpelline sabato (24 luglio) verso ora di pranzo. abbiamo proseguito in macchina fino a bionaz (1696 mt) e lì l'abbiamo lasciata. la nostra meta per quel pomeriggio era il rifugio Crete Seche
(2410 mt).
già a bionaz la temperatura era ben diversa rispetto alla bassa valle: nessuno di noi ha nascosto preoccupazione, e ci siamo coperti bene. saggia decisione. dopo una breve discussione con viola che insisteva per arrampicare in serata nei pressi del rifugio, e stabilito che nessuno di noi aveva intenzione di portare in quota tutta la ferraglia necessaria, abbiamo caricato gli zaini con il minimo indispensabile per stare caldi e sèmm partìì.
ci siamo avviati lungo la poderale carrozzabile verso il rifugio, in cerca però del sentiero più montano e pedonale che abbiamo trovato e perso diverse volte.
in quota, al rifugio, tirava vento e faceva freddo; eravamo anche affamati e ci siamo concessi una buona merenda con affettati e formaggi, prima di preparare l'attrezzatura per l'ascesa del giorno dopo. che meraviglia!
per cena ci hanno raggiunto anche leo e marco in mtb: e buon appetito!
(scendere di notte? gestibile!)
 
siamo partiti dal rifugio la mattina successiva presto, ma non troppo, che prima delle 5.30 non era possibile fare colazione. in rifugio mancava la corrente elettrica perché il freddo notturno aveva congelato la centralina, fuori tirava vento ed eravamo in mezzo alle nuvole: ci siamo coperti con tutto ciò che avevamo e ci siamo messi in marcia. la nostra meta era la vetta, ma la nostra direzione non era la normale: saremmo saliti per la via ferrata della crète seche!
 Il sentiero sale in direzione del colle, lungo il falsopiano del plan de la sabla. quella mattina era tutto ghiacciato!



il freddo si faceva sentire, ma lo spettacolo delle montagne all'alba, che si scoprono della coltre di ombra e di umido della notte, è impagabile!

dopo circa due ore di camminata abbiamo raggiunto la cresta, in mezzo alle nuvole, e ci siamo fermati per una piccola merenda: questo è bastato a congelarmi le mani!
l'attacco della ferrata è stato effettivamente molto impegnativo: le dita erano bloccate e non ero in grado di aprire la ghiera del moschettone!! ancora devo ringraziare marco per il prezioso aiuto dei primi metri! il versante svizzero della cresta, su cui batteva il vento, era graziosamente decorato da arabeschi di cristalli di ghiaccio (belli e graziosi, ma alquanto scivolosi).



il movimento scalda, il percorso non è impegnativo: mi sono ripresa in fretta, in tempo per godere della meraviglia del paesaggio che si è aperto sotto di me quando le nuvole hanno cominciato a dissolversi. sono rimasta senza fiato, per un attimo ho pensato che avrei pianto per l'emozione. sarei rimasta a guardare sotto di me, intorno a me, per ore e giorni. il vento freddo però mi ha convinto presto a riprendere la marcia. sapevo inoltre che quello era solo l'inizio dell'avventura!

percorsa la cresta, si scende in prossimità del laghetto glaciale del plan platt e da lì si risale verso il ghiacciaio del mont gelé e la vetta del medesimo!

stanchi e preoccupati per il dislivello ancora da affrontare ci siamo rimessi in marcia con poca decisione, e così il gruppo si è sfaldato fino a che abbiamo raggiunto il ghiacciaio.
era finalmente giunta l'ora di attaccare i ramponi e di legarsi in cordata!
data la scarsa esperienza media dei partecipanti alla spedizione, marco ha legato tutti ordinatamente come fossimo bravi cagnolini scalpitanti davanti alla slitta! ;D
in fila: marco, mari, viola, simo, stefano.

era la mia prima esperienza di cordata in ghiacciaio, ero emozionata ed affascinata, ma la salita è stata molto più faticosa di quanto potessi pensare! i miei piedi già pativano la scomodità degli scarponi, il passo storto obbligato dai ramponi era veramente scomodo, il pendio era sempre più ripido, lo zaino che non avevo voluto abbandonare (conteneva cibo e bevande calde) era sempre più pesante, io ero sempre più stanca e anche viola era sempre più stanca, e ad ogni sua sosta ed incertezza la corda si tendeva e mi sentivo tirare verso il basso.
a nulla sono valsi gli sforzi di marco sulla fine per trascinarmi oltre il ghiaccio e per mettermi al riparo dal vento gelido: ero stremata, ogni passo richiedeva estrema concentrazione e il freddo mi toglieva il respiro. sentirmi tirare senza riuscire a reggere il ritmo mi ha così innervosita che ho pensato per un momento di rinunciare alla vetta e di riposare sotto un sasso.
una volta slegata però, e così vicina alla mia meta, non ho saputo rinunciare! così, tra zaino, corda e vento gelido, ho raggiunto gli altri sulla cima!

e ho fatto bene a non rinunciare: non solo per la conquista della vetta che di per sé è un'emozione incredibile nei confronti di se stessi (poi ciascuno si emoziona sulla vetta che gli pare, neh!?), ma per il panorama, per la piccolezza delle valli che si aprono sotto, per la grandezza delle montagne sui cui tremano le tue gambe.
per la montagna vista da sopra insomma!

dice marco che sono pronta per i 4.000, e per conoscere la montagna vera!
e così ci sarà ancora più montagna sotto di me!

aspetterò paziente la prossima estate! ;-)

martedì 23 marzo 2010

gli uomini amano le gattemorte

ho sempre pensato che quella delle gattemorte fosse una categoria di donne di poco peso: ragazze prive di personalità che cercano di affermarsi fingendo di essere affascinanti e maliarde. ho sempre creduto che fossero disprezzate dalle donne per gelosia, ma che fossero in effetti ignorate dagli uomini. ho sempre creduto che questi fossero abbastanza furbi da riconoscerne la malevola falsità.

mi sono sempre sbagliata.

ho cominciato a riflettere ora sulla natura della gattamorta, perché mi ci sono trovata di fronte e ne sono rimasta ferita.
così è nata una certa curiosità mista ad invidia per il personaggio (che ha vinto la guerra, nonostante tutto).

mi sono affidata al web per scoprire cosa rappresenti la gattamorta nell'immaginario comune (cercando più i pareri delle persone in blog e forum che dettagliati profili psicologici e scientifici): ho trovato in effetti molto materiale.

questa la definizione più sobria: "persona che maschera la propria natura poco virtuosa sotto un'apparenza dolce, mite e irreprensibile".
l'insieme dei pareri della gente però è, come dire, più forte: la gattamorta è descritta come una donna che si mostra timida, mansueta, svenevole e ingenua per monopolizzare l'attenzione, accalappiare la preda con moine e adulazioni; la gattamorta nasconde quindi la sua indole aggressiva, malevola, ficcanaso, intrigante, disonesta, sleale e bugiarda sotto un'apparenza angelica e maliarda.
lo dicono le donne, e anche qualche uomo.

in realtà poi, secondo me, ne emerge la figura di un personaggio vincente: la gattamorta è una donna furba e determinata, capace di usare il suo potere seduttivo per catturare la sua preda, consapevole che quel potere è la chiave del mondo.

così come in effetti il gatto si finge morto per catture facilmente il topo ed ha sempre successo.

la gattamorta sa come adulare e ammaliare con moine feline la sua preda, sa fargli credere di essere cacciatore e di avere potere; nel suo modo di fare c'è qualcosa che sottintende una disponibilità quasi ingenua e disarmante.
forse è per questo motivo che piace tanto agli uomini, che costantemente cedono al tranello senza rendersene conto, e non riescono più a staccarsi dalla preziosa micetta.

l'adulazione e la lusinga sono le armi della gattamorta, che sa che ogni uomo (anche il più spaccone) ha bisogno di gonfiare il proprio ego tramite conferme esterne.

e di fronte all'ingenuità (stupidità?) di tutti quegli uomini che sostengono di essere immuni dalle malie di questo genere di donna, che la ritengono a parole noiosa e poco interessante, che si dichiarano indipendenti, che affermano di se stessi "mai zerbino!"  e che ne divengono al contempo facili prede, io mi domando se l'atteggiamento cinico e utilitaristico della gattamorta sia poi così biasimevole.

sicuramente è un atteggiamento vincente.

metaforicamente parlando: il cagnetto fedele rimane sul tappeto a battere la coda, mentre la gatta si rotola nel letto godendosi le attenzioni del padrone e pretendendo da lui la soddisfazione di ogni capriccio, vittoriosa.

e così capita che un uomo (anagraficamente) maturo, che si professa da sempre campione di indipendenza, si trovi (convinto di) a corteggiare una ragazza molto più giovane, carina e disponibile. e così capita che dopo qualche mese lei si sistemi in casa sua, per poi andare via con un altro dopo qualche settimana. lui rimane legato a lei, sentendosi "un po' amante e un po' padre" di fronte alle ostentate debolezze di lei e alle sue mirate crisi isteriche. lei gli concede ancora momenti che ricava dalla sua relazione, continua a presidiare il territorio nella casa di lui, gli racconta grandi bugie, gli controlla le telefonate e si impossessa dei numeri di telefono di potenziali rivali, per chiamarle e, fingendosi amica sicera, dire loro placidamente e candidamente un gran mucchio di cattiverie.
e lui?
a lui sta bene così.

tutto quello che lui sa fare è chiamare a sè il cagnetto che ancora sta sul tappeto a battere la coda e tirargli un paio di pedate: così, giusto per sentirsi forte e gratificare il proprio ego ormai finalmente forse un po' frustrato.
tutto questo però lui non lo ammetterà mai, e si vanterà di aver trascorso il pomeriggio da solo in montagna, nel tempo che lei ha speso al centro commerciale con il suo compagno ufficiale (che in definitiva è forse ancora più stupido).

la slealtà e la bugia vincono sull'amore: questo me lo ha insegnato l'esperienza più di ogni ricerca sul web.

tuttavia, per quanto vincitrice vittoriosa della guerra contro il cagnetto fedele, a parer mio la gattamorta puzza un po' di morte.

non è forse l'amore il più forte istinto alla vita che la natura ci ha dato?

mercoledì 7 ottobre 2009

gelosia

tengo il viso sul tuo petto: sento il battito del tuo cuore rimbombare nel mio orecchio, sento il tuo pelo solleticarmi il naso, sento la tua mano accarezzare i miei capelli. sono felice ed emozionata, sento il cuore aperto e una lama calda e affilata che vi scivola dentro, come nel burro. provo un dolore sottile e piacevole...

PERÒ NON È VERO

sul tuo petto c'è un'altra donna, il tuo cuore rimbomba nel suo orecchio, il tuo pelo solletica il suo naso, la tua mano accarezza i suoi capelli. è lei ad emozionarsi con te e tu con lei.
la lama che entra nel mio cuore è fredda e poco affilata e non scivola e io provo un dolore atroce.

guarda la luna

a metà settembre la luna era grande. la osservavo dal finestrino dell'auto (posteriore destro: il mio posto da bambina nell'automobile dei miei genitori) mentre tornavo verso casa, nella pianura, oltre rosate. la luna era bassa sull'orizzonte, e rossa. nel tempo che la osservavo, lei si allontanava sempre più dall'orizzonte, senza sosta, senza rallentamento, inesorabile come il tempo che passa; ho pensato a quante cose l'uomo ha detto e fatto e immaginato di fronte a lei, a tutte quelle storielle da bacio perugina che gli innamorati si raccontano. ma lei continua con i suoi giri e ignora ogni cosa. forse romanticismo significa proprio rendersi conto di questo.

nudità

è strano: stare nudi di fronte ad altri ci fa sentire inermi e scoperti; non abbiamo nulla dietro cui nasconderci. è un senso del pudore variamente interpretato: esistono persone che sono a proprio agio senza vestiti, ma non sono disposte a svelare di se stessi altro dal corpo; esistono persone che raccontano tutto di sé (forse), ma non sono disposte a mostrare il proprio corpo.

esistono persone che in qualsiasi caso, nudi o vestiti che siamo, non sono in grado di vedere oltre le nostre coperture.

ora vorrei tanto stare nuda davanti a lui.