è passato ormai tanto tempo, da quando noi piccoli temerari abbiamo affrontato l'ascesa al mont gelè: era il 26 di giugno 2010. però ho questo mezzo post salvato in bozza da mesi, e ora mi sembra giusto finirlo e pubblicarlo.
io credo che la montagna abbia due aspetti differenti: la montagna vista da sotto e la montagna vista da sopra.
quando guardi la montagna da sotto rimani affascinato: lei è così imponente e autoritaria, impenetrabile, inesplorata e molto lontana.
quando invece la guardi da sopra, beh allora è tutta un'altra storia: quella montagna non è più così lontana, anzi è vicinissima. è vicina e la stai esplorando, hai la sua mole sotto i piedi, la sua roccia tra le mani; condividi il suo cielo, respiri la sua aria (poca, ad una certa quota); lei ti accoglie e ti eleva sul mondo per fartelo vedere, per allargare la tua visione, per fartene possedere un pochino.
(e così ti accorgi anche di quanto sia accartocciata la nostra terra)
il passaggio tra il sotto e il sopra è un'esperienza quasi mistica: non solo per la fatica della salita, non solo per l'incanto di alcune visioni, non solo per il verde dei prati, non solo per i colori dei fiori, non solo per la vitalità dei torrenti, non solo per gli odori selvatici che respiri, non solo...
è la fusione che fa la differenza: tu entri in lei e lei ti accoglie. e vedi il mondo diversamente, ti si apre una nuova dimensione, ti si spalanca il cuore e ti rendi conto di quanto il mondo sia bello.
l'iniziazione a questa esperienza mistica è stata per me l'ascesa al Mont Gelé.
da tempo meditavo una passeggiata in montagna, come una fuga, verso l'alto.
così ho accettato subito l'invito di marco, il quale deve aver colto il mio entusiasmo e ha deciso di propormi qualcosa di più della prevista passeggiata.
la perplessità sulle mie condizioni fisiche e sulla mia scarsa esperienza è stata sostituita presto da motivazione e determinazione: era giunto il momento di andare oltre.
il gruppo dei partecipanti (più o meno perplessi, più o meno esperti) si è costituito nella settimana precedente alla partenza: cristina ha rinunciato per motivi personali e si sono invece aggiunti stefano, simona e viola.
ci siamo trovati all'ingresso della valpelline sabato (24 luglio) verso ora di pranzo. abbiamo proseguito in macchina fino a bionaz (1696 mt) e lì l'abbiamo lasciata. la nostra meta per quel pomeriggio era il rifugio Crete Seche
(2410 mt).
già a bionaz la temperatura era ben diversa rispetto alla bassa valle: nessuno di noi ha nascosto preoccupazione, e ci siamo coperti bene. saggia decisione. dopo una breve discussione con viola che insisteva per arrampicare in serata nei pressi del rifugio, e stabilito che nessuno di noi aveva intenzione di portare in quota tutta la ferraglia necessaria, abbiamo caricato gli zaini con il minimo indispensabile per stare caldi e sèmm partìì.
ci siamo avviati lungo la poderale carrozzabile verso il rifugio, in cerca però del sentiero più montano e pedonale che abbiamo trovato e perso diverse volte.
in quota, al rifugio, tirava vento e faceva freddo; eravamo anche affamati e ci siamo concessi una buona merenda con affettati e formaggi, prima di preparare l'attrezzatura per l'ascesa del giorno dopo. che meraviglia!
per cena ci hanno raggiunto anche leo e marco in mtb: e buon appetito!
(scendere di notte? gestibile!)
siamo partiti dal rifugio la mattina successiva presto, ma non troppo, che prima delle 5.30 non era possibile fare colazione. in rifugio mancava la corrente elettrica perché il freddo notturno aveva congelato la centralina, fuori tirava vento ed eravamo in mezzo alle nuvole: ci siamo coperti con tutto ciò che avevamo e ci siamo messi in marcia. la nostra meta era la vetta, ma la nostra direzione non era la normale: saremmo saliti per la via ferrata della crète seche!
Il sentiero sale in direzione del colle, lungo il falsopiano del plan de la sabla. quella mattina era tutto ghiacciato!
il freddo si faceva sentire, ma lo spettacolo delle montagne all'alba, che si scoprono della coltre di ombra e di umido della notte, è impagabile!
dopo circa due ore di camminata abbiamo raggiunto la cresta, in mezzo alle nuvole, e ci siamo fermati per una piccola merenda: questo è bastato a congelarmi le mani!
l'attacco della ferrata è stato effettivamente molto impegnativo: le dita erano bloccate e non ero in grado di aprire la ghiera del moschettone!! ancora devo ringraziare marco per il prezioso aiuto dei primi metri! il versante svizzero della cresta, su cui batteva il vento, era graziosamente decorato da arabeschi di cristalli di ghiaccio (belli e graziosi, ma alquanto scivolosi).
il movimento scalda, il percorso non è impegnativo: mi sono ripresa in fretta, in tempo per godere della meraviglia del paesaggio che si è aperto sotto di me quando le nuvole hanno cominciato a dissolversi. sono rimasta senza fiato, per un attimo ho pensato che avrei pianto per l'emozione. sarei rimasta a guardare sotto di me, intorno a me, per ore e giorni. il vento freddo però mi ha convinto presto a riprendere la marcia. sapevo inoltre che quello era solo l'inizio dell'avventura!
percorsa la cresta, si scende in prossimità del laghetto glaciale del plan platt e da lì si risale verso il ghiacciaio del mont gelé e la vetta del medesimo!
stanchi e preoccupati per il dislivello ancora da affrontare ci siamo rimessi in marcia con poca decisione, e così il gruppo si è sfaldato fino a che abbiamo raggiunto il ghiacciaio.
era finalmente giunta l'ora di attaccare i ramponi e di legarsi in cordata!
data la scarsa esperienza media dei partecipanti alla spedizione, marco ha legato tutti ordinatamente come fossimo bravi cagnolini scalpitanti davanti alla slitta! ;D
in fila: marco, mari, viola, simo, stefano.
era la mia prima esperienza di cordata in ghiacciaio, ero emozionata ed affascinata, ma la salita è stata molto più faticosa di quanto potessi pensare! i miei piedi già pativano la scomodità degli scarponi, il passo storto obbligato dai ramponi era veramente scomodo, il pendio era sempre più ripido, lo zaino che non avevo voluto abbandonare (conteneva cibo e bevande calde) era sempre più pesante, io ero sempre più stanca e anche viola era sempre più stanca, e ad ogni sua sosta ed incertezza la corda si tendeva e mi sentivo tirare verso il basso.
a nulla sono valsi gli sforzi di marco sulla fine per trascinarmi oltre il ghiaccio e per mettermi al riparo dal vento gelido: ero stremata, ogni passo richiedeva estrema concentrazione e il freddo mi toglieva il respiro. sentirmi tirare senza riuscire a reggere il ritmo mi ha così innervosita che ho pensato per un momento di rinunciare alla vetta e di riposare sotto un sasso.
una volta slegata però, e così vicina alla mia meta, non ho saputo rinunciare! così, tra zaino, corda e vento gelido, ho raggiunto gli altri sulla cima!
e ho fatto bene a non rinunciare: non solo per la conquista della vetta che di per sé è un'emozione incredibile nei confronti di se stessi (poi ciascuno si emoziona sulla vetta che gli pare, neh!?), ma per il panorama, per la piccolezza delle valli che si aprono sotto, per la grandezza delle montagne sui cui tremano le tue gambe.
per la montagna vista da sopra insomma!
dice marco che sono pronta per i 4.000, e per conoscere la montagna vera!
e così ci sarà ancora più montagna sotto di me!
aspetterò paziente la prossima estate! ;-)
















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