martedì 23 marzo 2010

gli uomini amano le gattemorte

ho sempre pensato che quella delle gattemorte fosse una categoria di donne di poco peso: ragazze prive di personalità che cercano di affermarsi fingendo di essere affascinanti e maliarde. ho sempre creduto che fossero disprezzate dalle donne per gelosia, ma che fossero in effetti ignorate dagli uomini. ho sempre creduto che questi fossero abbastanza furbi da riconoscerne la malevola falsità.

mi sono sempre sbagliata.

ho cominciato a riflettere ora sulla natura della gattamorta, perché mi ci sono trovata di fronte e ne sono rimasta ferita.
così è nata una certa curiosità mista ad invidia per il personaggio (che ha vinto la guerra, nonostante tutto).

mi sono affidata al web per scoprire cosa rappresenti la gattamorta nell'immaginario comune (cercando più i pareri delle persone in blog e forum che dettagliati profili psicologici e scientifici): ho trovato in effetti molto materiale.

questa la definizione più sobria: "persona che maschera la propria natura poco virtuosa sotto un'apparenza dolce, mite e irreprensibile".
l'insieme dei pareri della gente però è, come dire, più forte: la gattamorta è descritta come una donna che si mostra timida, mansueta, svenevole e ingenua per monopolizzare l'attenzione, accalappiare la preda con moine e adulazioni; la gattamorta nasconde quindi la sua indole aggressiva, malevola, ficcanaso, intrigante, disonesta, sleale e bugiarda sotto un'apparenza angelica e maliarda.
lo dicono le donne, e anche qualche uomo.

in realtà poi, secondo me, ne emerge la figura di un personaggio vincente: la gattamorta è una donna furba e determinata, capace di usare il suo potere seduttivo per catturare la sua preda, consapevole che quel potere è la chiave del mondo.

così come in effetti il gatto si finge morto per catture facilmente il topo ed ha sempre successo.

la gattamorta sa come adulare e ammaliare con moine feline la sua preda, sa fargli credere di essere cacciatore e di avere potere; nel suo modo di fare c'è qualcosa che sottintende una disponibilità quasi ingenua e disarmante.
forse è per questo motivo che piace tanto agli uomini, che costantemente cedono al tranello senza rendersene conto, e non riescono più a staccarsi dalla preziosa micetta.

l'adulazione e la lusinga sono le armi della gattamorta, che sa che ogni uomo (anche il più spaccone) ha bisogno di gonfiare il proprio ego tramite conferme esterne.

e di fronte all'ingenuità (stupidità?) di tutti quegli uomini che sostengono di essere immuni dalle malie di questo genere di donna, che la ritengono a parole noiosa e poco interessante, che si dichiarano indipendenti, che affermano di se stessi "mai zerbino!"  e che ne divengono al contempo facili prede, io mi domando se l'atteggiamento cinico e utilitaristico della gattamorta sia poi così biasimevole.

sicuramente è un atteggiamento vincente.

metaforicamente parlando: il cagnetto fedele rimane sul tappeto a battere la coda, mentre la gatta si rotola nel letto godendosi le attenzioni del padrone e pretendendo da lui la soddisfazione di ogni capriccio, vittoriosa.

e così capita che un uomo (anagraficamente) maturo, che si professa da sempre campione di indipendenza, si trovi (convinto di) a corteggiare una ragazza molto più giovane, carina e disponibile. e così capita che dopo qualche mese lei si sistemi in casa sua, per poi andare via con un altro dopo qualche settimana. lui rimane legato a lei, sentendosi "un po' amante e un po' padre" di fronte alle ostentate debolezze di lei e alle sue mirate crisi isteriche. lei gli concede ancora momenti che ricava dalla sua relazione, continua a presidiare il territorio nella casa di lui, gli racconta grandi bugie, gli controlla le telefonate e si impossessa dei numeri di telefono di potenziali rivali, per chiamarle e, fingendosi amica sicera, dire loro placidamente e candidamente un gran mucchio di cattiverie.
e lui?
a lui sta bene così.

tutto quello che lui sa fare è chiamare a sè il cagnetto che ancora sta sul tappeto a battere la coda e tirargli un paio di pedate: così, giusto per sentirsi forte e gratificare il proprio ego ormai finalmente forse un po' frustrato.
tutto questo però lui non lo ammetterà mai, e si vanterà di aver trascorso il pomeriggio da solo in montagna, nel tempo che lei ha speso al centro commerciale con il suo compagno ufficiale (che in definitiva è forse ancora più stupido).

la slealtà e la bugia vincono sull'amore: questo me lo ha insegnato l'esperienza più di ogni ricerca sul web.

tuttavia, per quanto vincitrice vittoriosa della guerra contro il cagnetto fedele, a parer mio la gattamorta puzza un po' di morte.

non è forse l'amore il più forte istinto alla vita che la natura ci ha dato?

2 commenti:

  1. Un'analisi davvero accurata, complimenti.
    Non tutti gli uomini, però, amano le gattemorte.

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  2. caro anonimo,
    grazie! più per la speranza che mi dai che per i complimenti...
    mantengo grossi dubbi, cmq!

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